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La favola della citta' NORMALE
"C'era un paese nel paese strano,
al lago vicino agli uomini lontano,
dove persone nascoste dentro un colle...
nella testa i pensieri come molle..."
Salvatore leggeva quei fogli sgualciti ripiegati in un quaderno nero di prima elementare ritrovati durante un sopralluogo lungo il Cosia in via Castelnuovo. Salvatore Comisso, carabiniere effettivo presso la caserma di via Borgovico, si trovava sul posto per destinazione. Il giorno prima il quotidiano locale aveva denunciato lo scandalo di alcuni extracomunitari costretti a dormire nei bassifondi della citta'.
" Hotel Fogne a Como" titolava a piu’colonne la “Provincia”.
-Toto' non si vede na minc… !- disse con fare timoroso il collega appuntato.
Si trovavano in una galleria sotterranea del torrente tra resti di un bivacco di disperati. Salvatore stringeva fra le mani quel quaderno dalla copertina lucida nera, mentre con l'altra mano rovistava tra cartoni, lattine di birra, indumenti stracci. In quella grigia topaia anche dio dava l'idea di un'assenza. Uscendo nuovamente alla luce Salvatore guardo' il cielo sospirando, risali' le scale di marmo ed attraversato il viale si trovo' nel confortevole rifugio dell'Esselunga.
"E' sottosopra" di quel luogo si era detto dove i pesci volano sul tetto
e le rondini nuotando dentro il lago e chilometri e chilometri di spago
recintato per paura della gente di quel luogo fatto a forma di demente."
" Toto' " apri' di nuovo il quaderno rileggendo quelle misteriose parole, poi confondendosi tra la gente si senti' nuovamente "terrestre". Fare un zig zag frenetico per non essere investito dai carrelli del supermercato lo faceva risentire un essere umano, uno dei tanti. Fece un po' di fila alla cassa veloce e poi finalmente pote' sorseggiare con gusto la sua lattina di birra.
-Signore scusi ! E' suo questo quaderno?- Dalla giacca di ordinanza del carabiniere era caduto il quaderno nero. Salvatore lo raccolse velocemente ringraziando la commessa e nel rialzarsi si accorse di una scritta nel retro della copertina.
- Mi chiamo Dante Alighieri sono un poeta e chiunque ritrovasse il mio diario e' pregato di riportarmelo in via Castelnuovo all' 1. - Via Castelnuovo? Via Castelnuovo? ma e' dall'altra parte del ponte ! Dante Alighieri: poeta ? sara' forse uno di quel circolo che si ritrova ogni venerdi' ? -
Rapito dal dubbio Salvatore cerco' con curiosita' il numero civico 1 e giunto in prossimita' di un enorme cancello con tanto di portinaio chiese: - e' questo il numero 1 ? - Certo.- Sa forse se qui abita un certo Dante Alighieri ?
"Manicomio San Martino l'han chiamato con il nome di un santo un po' svitato
che spogliato in pieno inverno del mantello lo donava a uno straniero poverello.
In quel luogo di sfrenate fantasie c'eran matti che scrivevano poesie
altri invece delirando per la storia si credevan Bonaparte o l'Andrea Doria..."
Salvatore si accorse che finalmente Marco, suo figlio, si era addormentato, il racconto abituale della fiaba serale aveva agevolato il sonno del figlio. Sul comodino tra i tanti volumetti colorati dei "piccoli brividi" risaltava una copertina nera di un quaderno e su un foglio infilato a mo' di segnalibro si leggeva..."C'era un paese nel paese strano, al lago vicino agli uomini lontano, dove persone nascoste dentro a un colle... nella testa pensieri come molle..."
Suggestionato da quelle frasi, papa' Comisso quella notte fece sogni agitati... Sogno'... di entrare in quel parco- manicomio dove lui non avrebbe mai voluto metter piede...Quel parco cintato da mura di cemento e filo spinato...da quelle case con le sbarre alle finestre, enormita' di braccia si sporgevano per cercare di ghermirlo..nei prati uomini e donne sdraiati tra le margherite ridevano esageratamente, giocavano disinibiti...
Improvvisamente Salvatore si desto' dall'incubo e a poco a poco riprese serenita' pensando alla citta' normale...dove la gente non urlava a squarciagola, ma silenziosamente ignorando il proprio vicino parlava con voce impostata nel telefonino... Dove vicino a quell'ex manicomio i cittadini disciplinati facevano lunghe code al nuovo supermercato, piacevolmente: spendendo, spendendo, spendendo... e nell'intento di imitarli, sedotti dal benessere, alcuni extracomunitari -nuovi magi venuti da lontano- soggiornavano nell'antro putrido del vicino Cosia, bivaccando tra i resti di tanto consumare... Salvatore rassererenato pensava alla citta' sana e civile, citta' dove...anche Marco suo figlio, ai giardini pubblici finalmente vigilati, e accuratamente recintati ( che rassicuranti quei nuovi cancelli all'ingresso!) avrebbe giocato protetto...E poi che tripudio di ordine, disciplina e sicurezza sapere che... tutta, tutta la citta' normale sotto lo sguardo rassicurante e attento delle nuove telecamere nelle vie principali, in piazza, nei giardini... In un gigantesco televisore come tutte le telenovele a lieto fine...
Quella notte suo figlio Marco tranquillamente non sogno'.
Immaginare! Fantasticare ?
In quella citta' cosi' normale da tempo i bambini non sapevano piu' sognare.
"Per me si va nella città dolente..." Così stava scrivendo Contini detto anche "Dante"! Uno degli ultimi ospiti del San Martino. Toscano verace , ultimo di nove figli : finito al manicomio, più che per vera malattia, per sfortunate circostanze.
In città lo si conosceva per le sue scritte nelle cabine telefoniche, per i graffiti sotto le pensiline del bus e le frasi di Schopenauer, Nietzche, Leopardi che riempivano le panchine della vecchia stazione…
Per Dante quello era l’ultimo giorno di manicomio… Così, con tanto di vernice rossa trovava nell’ultima scritta il traguardo della vita di romantico trasgressivo .. "Per me si va nell’eterno dolore…" Ah! quella scritta sarebbe apparsa emblematica all’ entrata principale del manicomio… oppure sui muri decrepiti di quella topaia dentro il tunnel del Cosia abitato da marocchini…
Ma Dante era troppo anarchico e, a modo suo geniale, per siglare un gesto – a modo suo - così ovvio…
Della sua "originalità" se ne accorse la vigilanza della vicina Esselunga dove Contini, l’indomito Zorro del San Martino, stava terminando la carriera di anarchico poeta writer, all’ingresso del centro commerciale, scrivendo a lettere cubitali proprio sotto quel tetto:
"Per me si va nella città dolente..
Per me si va nell’eterno dolore...
Per me si va tra la perduta gente…
Così "Dante" finiva l'esilio firmando il suo detto.
la gente nervosamente in fila, con i carrelli colmi di superfluo, guardandolo scrollava il capo apostrofando: " quel li sì, che l’è matt !". Precari nelle loro certezze..
"Lasciate ogni speranza voi ch’entrate!"